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Meteore granata

Divina Commedia Granata

Resistenza granata a cura di Andèa Morè

Divina Commedia Granata..è ora del Paradiso passati inferno e purgatorio...

resistenza_granataCari Amici ciao, tutto da vedere, tutto da aspettare.

Se son rose fioriranno e la Primavera incombe...

Osservo il Toro ed il calcio, sua dimensione di espressione sociale preferita.Mi interrogo sul campanile italiano sulle faziosità, sull'esistere di entità prime come il Toro  che volano al di sopra ed al di là del Campanile per virtù proprie  come le nuvole, invece di altre che raccolgono proseliti egualmente altrove ma col solo mezzo della venerazione pecuniaria.A me quello che interessa  e credo alla maggior parte di noi è di riavere un Toro, un Torino vero.Forse i primi vagiti della creaTura cornuta, e non scornacchiata (da cui l'epiteto spregiativo di cornuto trae origine, indi gobbo), rieccheggiano nei corridoi del reparto neonatologia, dopo i primi quattro consecutivi aborti cairoti.
Tutto è da sapere se questi vagiti, questi getti sui rami avranno continuità cioè se alla Primavera capace di arrivare, ai quarti del Viareggio, se ad un Prima affamata e rispettuosa, se non nellla forma almeno nell'impegno, della casacca che indossa, e se ad una ritrovata unità di intenti tra amanti taurini tutti e pedalatori pallonari granata del finsettimana, seguirà infine un progetto vero che culmini con:

La ricostruzine del Fila quindi la rinascita del modello Toro (prima uomini e poi pallonari, nella più alta espressione, con ricadute sociali importanti di cui il calcio è tramite, di un credo tanto caro a Vatta).Il conseguente abbandono della sisport.
Il possesso di una sede di Proprietà in Torino.

Una collocazione
consona del Museo di Mecu BeccariaUn organigramma societario completo che non sia esclusivamente composto dagli estratti di nascita dei familiari stretti dell'azionista di maggioranza.
Un eco da parte della politica e dei media locali, non solo a fini elettorali o commerciali, più  prossimi al simbolo del proprio territorio che umanamente è incarnato dalla nostra amata compagine.

Lo scopo è quello di tornare ad essere anche ufficialmente la principale se non l'unica società calcistica di riferimento rappresentante il popolo taurinense, come giusto che sia, dove gli eterni secondi cioè i gobbi (vedi origini, vedi derbies, vedi metodo, vedi sistema, vedi Bearzot, vedi calcio totale, vedi settore giovanile, vedi rekords, vedi stadio di proprietà, vedi Grande Torino, vedi Pulici e Graziani eccetera), cerchino pascoli altrove e vadano ad accumulare trofei a pagamento e consensi pilotati alla propria vanagloria e vanità, a simbolo della debolezza di una certa Italia retrograda a far prosperare qualsiasi cosa esulante dalla venerazione di un potere di turno financo inesistente e fine a se stesso per sua propria natura,  via da  Torino (Vinovo e Venaria è già un debutto ma ancora non abbastanza...).Bene per tornare ad essere anche strutturalmente quello che siamo necessitano gli interventi reali di cui pocanzi, ripeto: tutto da vedere, tutto da aspettare.
Bisogna capire e vedere se il processo di reistituzionalizzazione del Torino in ambito cittadino e della Federazione calcistica italiana procederà perentoriamente al di là dagli esiti del campionato in corso e diventi condizione Sin equa non
di qualsiasi progetto societario prossimo futuro.
Credo dipenderà come sempre molto e  prima ed al di là di ogni cosa, dalla capacità e dalla volontà del popolo granata di prendersi carico delle proprie sorti anche praticamente e quotidianamente al di là delle speranze riposte nel messia di turno incapace di interpretare il minimo verbo del nostro credo.

Una sola cosa posso  promettere a titolo personale certo di esprimere la coscienza granata tutta: "se Cairo ci vende ad un delinquente estradato qualunque come es il caro Gaucci, perdurando la disgrazia dirigenziale in cui languiamo da ormai quindici anni favorendo  i soliti noti, spesso tirati in ballo dal medesimo solo quando glòi fanno comodo,  prometto persecuzione ad oltranza per chi e verso chi insiste ad infangare il nome di una entità in cui generazioni, di persone  continuano a riconoscersi come simbolo imperituro di lotta onesta fine a se stessa ed esaltazione continua del buon vivere a dispetto del malcostume.

Attenti a Voi , Gentaglia, qualunque faccia o portafoglio abbiate, se non siete dei Nostri e non volete direttamente il nostro bene e se provate ancora una volta sola ad usarci, venderci per ricomprarci per rivenderci ancora.

Mi viene quindi alle labbra o meglio alla penna una specie di terzina dantesca, credo  mi perdonerete la metrica, per chiudere questo articolo ed inaugurare questo periodo di buoni propositi atti alla nostra salvaguardia e prosperità (consiglio di immaginare Gasmann padre recitarlo, aiuta).

Quindici anni sono molti e li personaggi  più squallidi come lo mundo turpe da cui codesti nascono ci han reso inizialmente deboli per temprarci e ridonarci il vigore nostro consono rendendo le nostre difese immunitarie abbastanza  forti da ricacciare qualsiasi Filibustiere, col grande sconforto e dolore più immane suo, al di fuori de lo nostro corpo sano.

Pronti siamo oramai a fare del nostro con cotanta applicazione e veggenza per venir ad essere padroni de lo destino pe' li  piedi nostri, sia esso lisco cammino di marmo o rude sentiero di montagna.

Libere saranno le nostre membra di percorrere ed altrettanto di percuotere il marrano che si parerà innanzi sopratutto quando in sembianze amichevoli tenterà di introdursi nello focolare nostro.

Ora più che mai: FORZA VECCHIO CUORE GRANATA

Andrea Morè, Villar Pellice


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Meteore granata - Prima puntata

A cura di Alessio Ciccarone

meteore_granataCorreva l' anno 2003/2004 e, nuovamente in serie B, il duo Romero-Cimminelli portava a casa meteore su meteore, andando a setacciare un mercato,quello sudamericano, che mai ha portato in dote talenti puri, se non quello dello scostante quanto sfortunato Andrè da Silva Pinga, unico brasiliano dell' era Cimminelli che ha costruito le (poche) fortune granata.

Retrocessione significa meno introiti, dunque era facile ipotizzare che il Toro ben poco potesse fare nell' estate 2003, già collassato da debiti che risulterrano fatali pochi anni dopo. Il Toro è imbottito di stranieri, e non ci capacitiamo ancora chi abbia avuto il fiuto di segnalarli alla società e, successivamente, metterli sotto contratto. Giungono o permangono al Toro gente del calibro di Mariano Antonio Fernandez, difensore centrale assolutamente non di livello, viste anche le belle parole spese dopo il suo acquisto; Abdelilah Saber, giunto dal Napoli a gennaio, terzino destro, primo marocchino a vestire la maglia granata, su cui possiamo stendere un velo pietoso; Ronaldo Vanin, giovane esterno, acquistato da Cimminelli con tanta enfasi, eterna promessa mai sbocciata che ora milita in Prima Divisione; Johan Walem, il "regista" che tanto mancava alla squadra, forse l' unico che si distingueva dalla massa ma che sicuramente non ha lasciato il segno in granata, giunto in Piemonte con una carta d' identità non bianchissima; Josè Franco Ramallo, acquistato per ben 14 miliardi l' anno prima, mai ambientatosi a Torino. Franco forse è stato uno dei miei più grandi rimpianti, ricordo una partita, Torino-Bologna 1-1, quel famoso match del "fagli (o non fargli?) fare gol" tra Galante e Delli Carri, dove il nostro uruguagio aveva sfoderato una prestazione fenomenale, condita addirittura dal primo gol in serie A. Magari in un altra situazione, con un pò più di fortuna, avrebbe sfondato, a mio parere il talento ed il fisico non gli mancavano. Per chiudere in bellezza, il parco attaccanti contava sul "bomber" Yksel Osmanovski, impalpabile da tutti i punti di vista. Probabilmente a Bari festeggiano ancora la sua cessione. Unica nota positiva, l' ingresso di Gaby Mudingayi dai belgi del Gent, vero mastino ora fuori rosa nel Bologna.
Era l' anno delle sei promozioni dirette, e il Toro concluse la deludentissima annata (non poteva essere altrimenti) con un dodicesimo posto, scavalcato persino da squadre del calibro di Ternana, Ascoli e Triestina. Ora, vi chiederete che fine abbiano fatto questi bidoni del vecchio Torino Calcio 1906.

Fernandez, proveniente dal Beira-Mar, venne ceduto l' anno dopo al Real Murcia, giocando 6 partite condite con un gol (al Toro 28 presenze, 1 rete). Anno dopo anno cambia puntualmente maglia, andando al Cordoba (15 presenze), Nueva Chicago (8 presenze), ritornando in Italia nel 2007 nelle file della Cisco Roma, per un totale di 11 matches e una rete, poi Gela (29 partite). Quest' anno è stato messo sotto contratto con il Sorrento, e la sua carriera la dice lunga sulle sue presunte qualità balistiche.


Dopo un' attenta ricerca in rete, ci risulta che l' ex terzino Saber abbia concluso la sua carriera nelle file del Torino, o che, probabilmente, sia rimpatriato in Marocco per terminare un' onesta carriera, dove le sue fortune sono state raggiunte con lo Sporting Lisbona prima e Napoli poi. Nel Toro non ha lasciato il segno.


Ronaldo Vanin continua tutt' oggi a fare su e giù tra Prima Divisione (vecchia C1) e serie B. Dopo l' esperienza granata, maturata soprattutto nelle giovanili, ha militato nel Catanzaro sobbarcato dai debiti in serie B, poi solo C1 con Perugia, Manfredonia e ora Sorrento, dove gioca anche Fernandez.


Discorso differente per Johan Walem. La sua carriera è stata piena di alti (ben 3 campionati belgi più una Supercoppa, eletto Giovane calciatore Professionista Belga dell' anno nel 1992) e dei bassi, vedi l' esperienza torinese e quella di Catania, città nella quale appende le scarpe al chiodo.


Josè Maria Franco Ramallo, dopo aver disputato in totale 40 partite e realizzato 5 gol in 4 anni, un pò pochi per uno pagato ben 14 miliardi di vecchie lire, andò a parametro zero al Santiago Wanderers, per poi giungere nel 2007 al Penarol. La rimpatriata non gli ha giovato granchè, infatti non ci risulta sia tornato granchè in forma. L' apice della sua carriera giunge con la chiamata in Nazionale, avvenuta prima del passaggio al Torino.

Yksel Osmanovski, seconda punta gracile quanto scarsa tecnicamente, appena 1,73 metri per 66 chili, realizzò una sola rete in granata in 29 gare, in mezzo una breve parentesi al Bordeaux, con 7 partite e nessun timbro. Continua la sua professione nel Malmoe fino al 2007, con 68 gare e 6 reti. Tra il 1998 e il 2006 colleziona 15 incontri e 2 gol nelle file della Svezia, militando pure nell' Europeo 2000 con la maglia scandinava.


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