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Accadde oggi ....

CIAO CAMPIONI !!!

CIAO CAMPIONI !!!

" Era il 4 Maggio 1949 " alle ore 17.05

soloilfatolivinse

Un temporale denso e scuro, come soltanto sanno essere quelli di primavera, si stava abbattendo sulla città. Il comndante del velivolo ed i suoi passeggeri decisero di atterrare comunque a Torino. La quota a cui volavano, però, era troppo bassa e, quando all'improvviso le nuvole si diradarono, il pilota tentò una disperata ma inutile manovra per evitare il terribile impatto con la Basilica di Superga.Il trimotore Fiat G 212 volava alto sopra le nubi di un temporale denso e minaccioso come solo quelli primaverili sanno esserlo. Sopra quell'aereo volava la squadra del Torino capitanata da Valentino Mazzola dai vari tecnici e dai giornalisti dell'epoca che avevano seguito l'evento di Lisbona. Prima dell'ultimo, fatale, balzo verso Torino la comitiva aveva fatto scalo a Barcellona dove il comandante dell'aereo Pierluigi Meroni ( si proprio come il nostro campione morto tragicamente diversi anni dopo !!!) fu informato delle cattive condizioni atmosferiche che si stavano abbattendo su Torino. In un primo momento si prse in esame la possibilità di atterrare a Milano ma poi la decisone fu scartata e si decise di dirigersi verso l'aeroporto torinese.
Mai nessuna decisone si rivelò più tragica a dimostrazione di quanto il destino sia così infame.
Il comndante Meroni cominciò l'ampia virata che doveva consentire al velivolo di mettersi in rotta d'arreggio ricevendo dalla torre di controllo le informazioni sulle infauste condizioni metereologiche : nuvolosità intensa, raffiche di pioggia, visibilità scarsa e nubi a 500 metri.
Ma il comandante replicò sicuro: "Quota duemila tagliamo su Superga: stiamo arrivando preparateci un bel caffè".
Erano le ore 17,03 di mercoledì 4 maggio 1949 e quello fu l'ultimo contatto.
L'aereo infatti era in realtà a poco più di 500 metri di quota e d'improvviso quando le nubi si diradarono, davanti agli occhi dei piloti apparve la collina di Superga.
Una disperata virata ma l'ala si incagliò rovinosamente nel terreno e la carlinga continuò la sua corsa fino a disintegrarsi contro il muro posteriore della basilica.
Il tremendo boato si confuse con il rumore dei tuoni e la tragedia si era compiuta.
Non si salva nessuno. La sciagura vede perire la squadra granata, i dirigenti, i tecnici ed i giornalisti al seguito e tutto il personale di volo per un totale di 31 persone.
I pochi testimoni della collina affermeranno che l'apparecchio, sorvolando le loro case, aveva un ronzio regolare, quello di tutti i giorni, come sempre.
I primi soccorritori quelli della collina, e tra questi il muratore Amilcare Rocco che ha visto il suo piccolo orto incendiarsi dopo quel terribile boato, non si rendono conto di quello che è successo e quando colgono il senso della sciagura non possono immaginare che sono "quelli del Torino".
I primi soccorsi, si rintracciano i poveri resti sbalzati dalla fusoliera ancora in fiamme. Sono tutti morti. Una valigia, una bambola, un piccolo trenino elettrico ed i primi stracci bruciacchiati di ciò che resta delle gloriose casacche granata.
Alle 17,12 scatta l'allarme e i primi soccorsi. Arrivano i primi giocatori della Juventus : Piero Rava, Hansen e Depetrini. Poi arriva il prefetto con Gianni Agnelli e di seguito disperato il segretario del Torino Giusti che per caso nonè tra le vittime. Arriva anche Vittorio Pozzo che aiuta l'opera pietose dei riconoscimenti.
Il primo passaporto consente di individuare la salma di Ballarin e una busta intatta con dei francobolli, offre un prezioso dettaglio per individuare Grava, innamorato di filatelia e poi poco per volta tutti gli altri.
La notizia alla radio e la disperazione delle famiglie, dei parenti tutti e degli amici.
La notte accompagna i parenti nelle proprie case e conduce tutte quelle bare al Cimitero generale dove viene offerto asilo provvisorio, in attesa dei funerali ufficiali.

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Non era così quel giorno...

Non era così quel giorno...

Di Carlo Testa

ciao_campioniNon era così quel giorno...
Coraggio, scrivi che il 4 maggio 1949 è una data che... non è mai esistita!
Non posso!
Non possiamo far finta di niente, non possiamo dimenticare, non si può sfuggire la verità, quel giorno c’è stato eccome…
Te lo chiedo per favore, fatti forza e scrivi un’altra storia, fallo per me.
E va bene:
il 4 maggio del 1949, sembrava estate, Torino era tutta un fiore, gli alberi già con le chiome folte e la collina che da lontano cambiava colore ad ogni lieve sbuffo di vento, pareva un’anemone di mare che mosso dalla corrente si esibiva in una elegante danza al rallentatore.
Ma non era così quel giorno! Come posso andare avanti?
Scrivi per me, ti prego continua.
Era caldo quel giorno, il fiume Po scorreva lentamente, pareva addormentato e la punta della Mole Antoneliana baciata dai raggi del sole che si divertivano a punzecchiarla, emanava una luce quasi ad essere un segnale tutto in tondo, come il faro di notte ai naviganti.
A nord le montagne con le cime ancora innevate, parevano una cartolina, eeh…si, solo la mia Torino può darti così tanto.
Basta, ti prego, non posso andare avanti così, ti stai rendendo conto?
Mi stai facendo stare bene, vai avanti ti prego.
Quel giorno in città, la genta era lieta, sorridente, i campanelli delle biciclette che numerose si esibivano per le strade erano musica melodiosa.
Pareva un giorno di festa anche tra le fronde, dove i giochi d’amore degli uccelli si alternavano a canti e frullar di ali.
Ero felice.
Solo quando il cuore è pieno puoi raccontare cose così, solo quando sei innamorato puoi vedere le cose a quel modo ed io, le cose, le devo oggi vedere così.
Ma non era così!
Ti prego finisci, ti supplico ancora un’altro pò.
Eravamo tutti felici perchè quel giorno tornava la nostra squadra da Lisbona.
Il nostro Torino, qui da noi si dice ” me grand Turin “, tornava a casa già con lo scudetto cucito al petto grazie al pareggio ottenuto la domenica prima contro l’Inter, nello stadio di S.Siro a Milano.
Quanta voglia di rivederli, erano via da pochi giorni e ci sembrava un’eternità.
La città senza di loro sembrava vuota.
Guardando l’orologio, mi accorsi che erano giunte le 17,00.
Mi trovavo in P.zza Vittorio, istintivamente il mio sguardo non so perchè si rivolse verso il colle di Superga a guardare la Basilica così maestosa che pareva come impressa nel cielo, quel giorno di un’ azzurro terso, pareva dipinto.
All’improvviso, ricordo perfettamente l’ora, le diciassette e tre minuti, sentii un rombo nel cielo, era l’aereo del Torino!
Si, erano loro!
Lo riconoscevo da lontano e si stava dirigendo proprio verso la Basilica di Superga in vista dell’ aereoporto di Caselle…
Fallo per me ti prego, scrivi quello che ti ho chiesto fin dal principio, non deludermi anche tu.
Guarda che quel giorno…il 4 maggio del 1949 il Torino è…
No, ti prego, no!
Va bene continuerò a scriverla così…
Erano le diciassette e tre minuti, l’aereo si avvicinava.
Due minuti dopo, esattamente alle diciassette e cinque minuti, vedevo l’aereo passare appena sopra la Basilica di Superga, quasi a circumnavigarla e sembravano un tutt’uno sotto quel sole abbagliante, quasi volessero fondersi.
Alle diciassete e cinque minuti del 4 maggio 1949 l’aereo con a bordo il Grande Torino, passò oltre il suo destino, ed oggi le mie dita bugiarde hanno premuto tasti intrisi di lacrime.
L’ho scritto per te, perchè me lo hai chiesto.
Tu lo sai, ogni volta che leggo il tuo sguardo, ne colgo il dolore, l’ immenso pianto, la fatica nel cercare di dimenticare e mi perdonerà il lettore se sono andato oltre le diciassette e cinque minuti del 4 maggio 1949.
Un’opera buona anche solo per pochi minuti non la si può negare a nessuno dei nostri vecchi che hanno visto.
L’ho scritto per loro, perchè me lo chiedono tutti i giorni di questa benedetta vita da granata. Grande Torino per sempre, si, per sempre, anche quel giorno era così.

Carlo Testa


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Tutti a Superga 61 anni dopo

Tutti a Superga 61 anni dopo

lapide_supergaCairo sarà assente alla cerimonia

Pioverà anche oggi. Come ogni anno. Come in quel fatidico 4 maggio del 1949. Quando la squadra di Valentino Mazzola di ritorno da un’amichevole a Lisbona contro il Benfica si schiantò con il trimotore Fiat sul lato destro della Basilica di Superga. Erano le 17,03: morirono tutte e trentuno le persone sul velivolo: diciotto calciatori, tre dirigenti, due allenatori, il massaggiatore, tre giornalisti ed i quattro membri dell’equipaggio. Alle 17 don Aldo Rabino officerà a Superga la messa in onore e in ricordo del Grande Torino. Sono attesi tifosi da tutta Italia e di tutte le età: il solito passionale pellegrinaggio che ormai si ripete da sessantun anni. Presente il Torino al gran completo, con tutte le sue formazioni giovanili. Quest’anno tocca a Bianchi leggere i nomi della lapide al termine della funzione religiosa: è lui il capitano. Un anno fa, Rosina fu pesantemente contestato.
Stavolta il clima si annuncia meno teso, ma solo perchè Cairo ha deciso di non salire: è la prima volta per l’editore, che ha ceduto alle pressioni della parte più calda del tifo organizzato. Ci sarà anche una fetta importante del passato granata. A cominciare da Sauro Tomà, l’unico superstite con il portiere di riserva Gandolfi del Torino degli anni 40: lo salvò un infortunio al ginocchio. Saranno presenti anche Franco Ossola e Gigi Gabetto, i figli dei due grandi attaccanti dello squadrone di capitan Valentino.


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CIAO CAMPIONI !

04.05.2010 - CIAO CAMPIONI !


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TANTI AUGURI PUPI !

TANTI AUGURI PUPI !

pulici_60E sono 60 !!

Oggi festeggia il compleanno un mito granata: miglior cannoniere nella storia del Toro (172 in 437 partite, dal 1968 al 1982), record di reti in Coppa Italia (29), record di presenze in Europa (26).

Nato a Roncello (MI) il 27 aprile 1950, compie oggi 60 anni Paolo Pulici.

Il Torino lo preleva dal Legnano nell'estate del '67, era soltanto un ragazzo e la cifra sembrava molto alta: 30 milioni di lire, ma Fabbri allora allenatore dichiaro:"Sono soldi in banca, vedrete quanti ne potremo portare a casa quando sarà cresciuto!". Dopo una stagione nelle squadre minori viene lanciato nell'undici titolare da Fabbri ed in granata, in quattordici stagioni d'attività (fino a tutto il '81-'82), mette a segno 433 partite ( 335 in campionato, 72 in Coppa Italia e 26 sul palcoscenico europeo) realizzando la bellezza di 171 gol ( rispettivamente 134, 30, 7) che ne fanno il bomber più prolifico dell'intera storia granata. Vince per ben tre volte la classifica dei capocannonieri: nel 1973 alla pari con Savoldi e Rivera, nel 1975 e 1976. Con il Toro si aggiudica la Coppa Italia del '71 e il campionato del '76. Uomo dei gol impossibili, è subito beniamino della curva Maratona e viene soprannominato "Puliciclone". Lascia la maglia granata nell'estate del 1982 per accasarsi all'Udinese e dopo un paio di anni in Friuli raggiunge la Fiorentina. Gioca al servizio di tutte e tre le Nazionali: 19 presenze con la A (debutto il 31-3-1973 contro il Lussemburgo), 9 con la B e 10 con la giovanile ottenendo al servizio di ognuna un bottino di 5 gol. Con l'Italia partecipa ai mondiali nel 1974 in Germania e del 1978 in Argentina.

Il più grande goleador della storia granata compie sessant’anni: «Soffro col mio popolo»

pulici--URLODa leggo.it

Ne fa sessanta, ma sembra un ragazzino. Fisico asciutto, muscoli scolpiti, testa veloce e pensiero sottile, mai banale. E’ il compleanno della bandiera granata per eccellenza del dopo Superga.
E’ la festa di Paolo Pulici. “Pupi”, come lo chiamavano i tifosi. O “Puliciclone”, per il suo coraggio nel catapultarsi nell’area avversaria, sfidare i tacchetti dei difensori, e spesso beffare con un’acrobazia delle sue il portiere nemico.
Anche per questo, Pulici è tuttora il calciatore più popolare e osannato dal popolo granata, a distanza di ventott’anni dalla sua ultima partita con la maglia del Toro. «Sessant’anni e non sentirli - dice lui - è il vantaggio di stare quotidianamente a contatto con i bambini. Con loro, sto bene, mi diverto, insegno calcio. E parlo di Toro: ovvio». Per il suo compleanno, si è regalato una gita sotto la Mole, ha ripercorso i luoghi della sua giovinezza, ha pranzato con gli amici più intimi, si è emozionato nel ricordare i tempi che furono, ed ora sono distanti anni luce.
«Quarantaquattro anni di Toro, un’esagerazione - ringrazia Pulici - ma spero che ce ne siano tanti altri. Adesso, però, sono soltanto un tifoso. Che soffre e suda come tutti i cuori granata. Che adesso è in pena per il nuovo momento non felicissimo che sta vivendo la squadra. Le ultime due partite sono andate male e hanno complicato maledettamente le cose. La promozione è più lontana, ma ancora alla portata. Bisogna cercare di reagire. Rispondere agli errori ed alla sfortuna. Ma anche gli avversari non staranno a guardare. E sono agguerriti, a volte sfrontati. Oltre ai soliti, si sono aggiunti club che la serie A non l’hanno mai vista e farebbero carte false per raggiungerla. Davanti a noi corrono tutti. Attenzione. Il secondo posto è ormai andato, ma i play off sono assolutamente raggiungibili. Rappresentano il traguardo minimo. Non voglio neppure pensare al caso in cui non si raggiungano».
Leale e pragmatico, Pulici è uomo tutto d’un pezzo. L’amore della sua gente nasce anche per il suo carattere. Pulici non si tira indietro nel regalare suggerimenti al Torino: «Lo spogliatoio si deve unire, devono tutti guardarsi negli occhi e rimboccarsi le maniche. Evidentemente, quel che è stato fatto finora non è sufficiente. Bisogna dare di più. Da qui alla fine devono andare a tutta, occorre un nuovo patto del gruppo. Ci devono provare, senza troppi calcoli e senza rimpianti, inevitabili quando si sciupano così tanti punti. E ci devono riuscire a tutti i costi».


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